Studio Psicologia Psicoterapia

Dr. Giacinto Marco Rondelli

La paura dei giudizi delle persone

 

In questo periodo storico, sono molte le persone che mi raccontano di vivere dei veri e propri blocchi nel momento in cui si devono in qualche modo esporre.

Giornalmente siamo giudicati per i nostri comportamenti in forme più o meno sommarie dagli altri. Lo sappiamo perché quando conversiamo con le persone è inevitabile che escano fuori commenti su ciò che ha fatto Tizio, cosa non ha fatto l’altro, cosa ha detto la volta scorsa, come era vestito, che aveva una faccia strana, e così all’infinito.

Questo aspetto umano può spaventare tantissimo molte persone, e non per il fatto che hanno qualcosa da nascondere. Semplicemente, vorrebbero che l’idea che ognuna ha di sé, rispecchiasse agli altri in maniera fedele e non distorta.

A questo punto, molti decidono di esporsi il meno possibile per evitare che venga fuori un giudizio errato o negativo sulla propria persona. Questa chiusura può avere delle conseguenze, tipo: frustrazione, rabbia, amplificazione del controllo, diffidenza, sfiducia nel prossimo, isolamento, forte auto critica, severità con se stessi, abbassamento dell’autostima.

È una scelta ideale quella di ritirarsi il più possibile a vita privata per evitare di ricevere giudizi dalle persone? Penso proprio di no, proprio per gli effetti collaterali che si generano.

Cosa fare dunque? Il primo passaggio potrebbe essere quello di riuscire ad accettare l’idea di essere giudicati anche erroneamente o negativamente. Purtroppo non possiamo piacere a tutti, però certamente possiamo iniziare a piacere a noi stessi.

Le persone che mi raccontano di queste paure dei giudizi altrui, odiano questo aspetto di sé; vorrebbero esserci e dire la loro; vorrebbero sentirsi libere di esprimersi e fare le cose senza quel rigido controllo interiore. Spesso chi vive questo problema ha, metaforicamente parlando, un software per la scansione delle azioni svolte installato nella mente. Cosa fa questo programmino monello? Si aziona ogni volta che è avvenuta una situazione relazionale più o meno significativa e scansiona fino alla nausea, passaggio dopo passaggio, tutto quello che è avvenuto: frasi dette, sguardi, silenzi, possibili dietrologie, doppi e tripli significati, zoom particolareggiato sulle azioni (vocali e gestuali) personali, e infine, valutazione finale. È utile questo software? Certamente, ma sicuramente non utilizzato sempre e ovunque e soprattutto con la finalità di una autocritica infinita. Dunque, un altro passaggio per uscirsene dal terrore dei giudizi altrui potrebbe essere quello di iniziare a disattivare questo software per la scansione delle azioni svolte ed utilizzarlo solo quando è effettivamente necessario. Questi continui ripassi mentali di storie avvenute non fanno bene, fanno perdere tempo e aumentano inutilmente il controllo su se stessi.

 

Come si fa a non attivare sempre questo software o ripasso mentale automatico? Per adesso rispondo semplicemente così: cambiando le abitudini. Con le esperienze e il tempo, l’essere vivente genera continuamente dei comportamenti o pensieri che possono diventare abitudinari. Più avanti cercherò di descrivere l’argomento “abitudine” più dettagliatamente.

 

Giacinto Marco Rondelli

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Dr. Giacinto Marco Rondelli - Psicologo Psicoterapeuta

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Tel.: 3291144238. Mail: rondelli@psicologoagrigento.it

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