Volto di Giacinto Marco Rondelli, Psicologo Psicoterapeuta AgrigentoStudio Psicologia Psicoterapia

Dr. Giacinto Marco Rondelli

Pensiero e linguaggio

 

La relazione fra pensiero e linguaggio ha sempre affascinato studiosi e ricercatori di tutto il mondo.

Definizione di pensiero:

Il pensiero è l’atto di ordinare il mondo che si incontra. Questo ordine si compie su oggetti, come sulle rappresentazioni del mondo oggettivo. Pensiero significa anche ordinare i rapporti tra gli oggetti, come pure ordinare i rapporti tre le rappresentazioni degli oggetti (Dizionario di Psicologia).

Definizione di linguaggio:

Il linguaggio è una delle capacità che più caratterizza la specie umana. Esso permette due importanti funzioni: quella comunicativa, grazie alla quale siamo anche in grado di trasmettere idee e conoscenze, e quella simbolica e di astrazione (il linguaggio interiore) (Manuale di Psicologia).

Per comprendere al meglio il senso delle definizioni e delle relazioni fra pensiero e linguaggio, ti chiedo di fare una cosa: soffermati un attimo a pensare cosa hai fatto ieri.

Fatto?

Immagino che hai in qualche modo iniziato a descrivere mentalmente o con il linguaggio interiore che hai fatto questo, quello, hai visto quell’altro, ecc.. In poche parole hai pensato anche con il linguaggio.

Ebbene, l’intento degli studiosi è quello di cercare di comprendere cosa hanno in comune e cosa differenzia il pensiero e il linguaggio. È possibile pensare senza utilizzare il linguaggio e viceversa? I neonati che non hanno ancora appreso il linguaggio, pensano? Rispetto a queste e altre domande, hanno cercato di rispondere in tanti e, ad oggi, risultano 6 le principali ipotesi teoriche su questo tema:

1) Il pensiero è linguaggio

2) Il pensiero dipende dal linguaggio

3) Il linguaggio dipende dal pensiero

4) Linguaggio e pensiero sono in origine indipendenti

5) Il linguaggio è pensiero

6) Ipotesi innatista

 

1)  L’ipotesi “il pensiero è linguaggio” è stata formulata dagli studiosi comportamentali (Skinner), i quali considerano il linguaggio come una attività motoria appresa attraverso l’ausilio dei rinforzi. Il bambino emettete dei suoni e progressivamente viene rinforzato o premiato dagli adulti fino a quando acquisisce un linguaggio completo.

2) L’ipotesi che il pensiero dipende dal linguaggio, afferma che la lingua, con le sue strutture, determina la maniera di percepire e di pensare; quante sono le lingue parlate nel mondo, tante sono le forme di pensiero. Whorf (colui che formulò questa ipotesi) per confermare questa idea, riporta l’esempio classico degli esquimesi che hanno 19 termini per distinguere i vari tipi di neve determinando un tipo di pensiero differente rispetto agli altri che utilizzano un’altra lingua.

3) Secondo Piaget, il linguaggio dipende dal pensiero. Il linguaggio ha la funzione di riportare ciò che è già nel pensiero.  Entrambi dipendono dall’intelligenza stessa, che è anteriore al linguaggio e indipendente da esso. L’attività cognitiva ha il primato rispetto all’attività linguistica.

4) L’ipotesi che il linguaggio e il pensiero originariamente sono indipendenti e che poi si integrano in un processo di reciproco influenzamento, appartiene a Vygotskij. In parole povere, ci si può adattare intelligentemente a delle situazioni senza usare il linguaggio, mentre si può parlare con appena un minimo di attività cognitiva.

5) Un’altra ipotesi, elaborata da Bruner, afferma che il linguaggio è pensiero; il linguaggio è pensiero oggettivato verbalmente. Il pensiero si forma in sistemi rappresentativi tra i quali c’è il linguaggio. In definitiva, il linguaggio è il modo di presentare il pensiero al mondo esterno.

6) L’ipotesi innatista è stata formulata da Chomsky. Secondo questo studioso, le strutture del linguaggio sono così complesse e specifiche da non poter essere apprese tramite l’esperienza. L’ambiente ha solo la funzione di sviluppare con regole sintattiche e semantiche principi linguistici che sono determinati geneticamente. Se il bambino imparasse il linguaggio per imitazione o per rinforzo, non farebbe errori del tipo “faciuto, ho vinciuto, ecc.”. Grazie al pensiero e alla capacità innata del linguaggio è possibile raggiungere livelli creativi sia di pensiero che di linguaggio (vedi il famoso termine “petaloso”).

Bibliografia:

- Dizionario di Psicologia,  Edizioni San Paolo, Milano 1986

- Canestrari R., Manuale di psicologia, Clueb, 2006

- Skinner B., Il comportamento verbale, Armando, Roma 1976

- Edward Sapir E., Whorf B.L., Linguaggio e Relatività, Castelvecchi, Roma,2017

- Piaget J., Il linguaggio e il pensiero del fanciullo, Firenze, Editrice Universitaria, 1955

- Vygotskij L S., Pensiero e Linguaggio - ricerche psicologiche, Laterza, 1990

- Bruner J., Il linguaggio del bambino, Armando, Roma, 1991

- Chomsky N., Riflessioni sul linguaggio, Einaudi, Torino 1981

 

Giacinto Marco Rondelli

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Dr. Giacinto Marco Rondelli - Psicologo Psicoterapeuta

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